Le terapie complementari nelle forme reumatiche.


- GLA o acido gamma linolenico.
Presente nei semi di alcune piante fra cui la borragine (Borrago officinalis L.), il ribes nero (Ribes nigrum L.) e l’enotera (Oenothera biennis L.). Il GLA può essere utilizzato per la sua capacità di produrre nel corpo umano sostanze che riducono l’infiammazione. dolori cervicali
- Olio di pesce e/o omega 3 supplementazione.
Sembra ridurre il fabbisogno di farmaci antinfiammatori non steroidei nelle artriti e la rigidità al mattino, probabilmente con un meccanismo antiossidante. Può potenziare farmaci anticoagulanti e antiipertensivi. Se estratta da tonni, pescespada, squali… può contenere dosi elevate di mercurio e altri contaminanti.
- Valeriana (Valeriana officinalis).
E’ un pianta conosciuta soprattutto per l’utilizzo nei disturbi del sonno e negli stati d’ansia. Si è visto che nella popolazione anziana sofferente di artrosi l’uso di questa pianta aiuta il rilassamento muscolare e diminuisce il dolore articolare. Sebbene non vi siano evidenze che la valeriana dia un beneficio nelle forme artritiche, quali l’artrite reumatoide, vi è una certa evidenza che dia benefici nel dolore muscoloscheletrico. Può potenziare terapie con benzodiazepine o narcotici.
- Boswellia, curcuma e zenzero.
Sono piante con azione antinfiammatoria e gli studi in corso sembrano promettenti anche se in altri piccoli studi non hanno dato risultati superiori al placebo.
- Piante con eterosidi salicilici.
Salice (Salix alba), Spirea ulmaria e altre piante contengono salicina che viene metabolizzata ad acido salicilico con conseguente effetto antinfiammatorio.
- Piante con eterosidi iridoidi.
Artiglio del diavolo (Harpagophytum procubens) contiene l’harpagoside e altre molecole ad azione antireumatica e antinfiammatoria.
- Piante con saponine.
Soprattutto quelle contenute nella liquirizia con azione inibitoria sul complemento e interferenza sul metabolismo dell’acido arachidonico.
- Glucosammina e condroitina.
Sicuramente questi due integratori hanno un dimostrato effetto antinfiammatorio nella osteoartrosi ove aiutano la riparazione della cartilagine. Non è stata dimostrata una efficacia nelle artriti sebbene siano richiesti studi più approfonditi.
- MSM (metilsulfonilmetano).
Sembra possedere un effetto antinfiammatorio e di stimolo alla riparazione della cartilagine articolare, riduzione dello spasmo muscolare.
- Magnetoterapia.
Uno studio randomizzato ha evidenziato che la magnetoterapia riduce il dolore in pazienti che soffrono di osteoartrite  altri studi sono in corso per meglio comprendere questa promettente metodica.
- Agopuntura.
Questa metodica si avvale della stimolazione nel corpo di speciali punti, generalmente utilizzando degli aghi sottili. Molti lavori testimoniano la sua efficacia nel trattamento del dolore, il suo meccanismo d’azione sul dolore è parzialmente spiegabile con un modello di fisiologia classica. Si sa che l’agopuntura stimola le fibre “A delta” e questo media una inibizione delle fibre C, non mielinizzate, che conducono gli stimoli dolorosi. Inoltre l’agopuntura stimola il rilascio di endorfine e altri neurotrasmettitori come la serotonina. Inoltre studi effettuati con la P.E.T. presso il centro di tomografia ad emissione di positroni dell’ospedale S. Raffaele di Milano, hanno evidenziato come l’agopuntura è in grado di attivare aree cerebrali solitamente attivate dai processi nocicettivi . Si può da ciò pensare che l’agopuntura “inganni” i centri nervosi coinvolti nell'elaborazione dei segnali nocicettivi e del dolore attivandoli con messaggi che falsificano il senso dell'elaborato neurale. Questo "inganno" funzionale indurrebbe una dissoluzione delle caratteristiche percettive, cioè del dolore. Proprio dell’efficacia dell’agopuntura in molte patologie dolorose e dall’utilizzo di agopunti che la omeomesoterapia propone, nasce la personale esigenza di sperimentare i farmaci omotossicologici al di fuori di questi punti.

L'uso combinato di prodotti omeopatici
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Mesoterapia con prodotti omeopatici.



- Omotossicologia
L’approccio omotossicologico (vedi articolo su omotossicologia) utilizza dei prodotti omeopatici in formulazioni composte per via orale e/o iniettiva (omeo-mesoterapia); la scelta dei farmaci è indicata dal tipo di sintomatologia e dal livello del danno funzionale e/o organico.
pain free L’uso della terapia iniettiva può essere fatta in punti di agopuntura, in particolare l’omeosiniatria utilizza la tecnica mesoterapica  combinando le possibilità terapeutiche dei farmaci omeopatici e omotossicologici con la stimolazione di zonidi reflessogeni derivanti da punti di agopuntura locali e dai punti di Weihe (Milani L.); oppure può essere  fatta iniettando in sede di dolore senza avvalersi di tali punti come verificato in diversi lavori. In un mio lavoro un gruppo di 20 pazienti è stato trattato con omeo-mesoterapia.
Lo scopo di questo studio era di verificare l’efficacia della mesoterapia omotossicologica nel trattamento del dolore cervicale e della spalla senza utilizzare punti di agopuntura come sedi di iniezione.
Già nella fase intermedia dello studio, i pazienti riferivano un miglioramento del dolore e gran parte di loro (84%) non ha più usato farmaci antinfiammatori; rispetto a questi la metodica da me utilizzata ha dimostrato un’efficacia prolungata nel tempo e nessun effetto collaterale. Il 15% ha utilizzato saltuariamente qualche antinfiammatorio, malgrado l’utilizzo contemporaneo di farmaci omotossicologici non si è verificata nessuna interazione negativa evidenziando che l’uso di FANS non controindica l’assunzione dei farmaci omotossicologici suvvisti. Tutti i pazienti hanno avuto un beneficio dalla terapia, in particolare il 37% non ha più avuto dolore, il 47% ha un leggero dolore residuo, il 15% un dolore di media intensità. Anche la capacità di movimento è migliorata in quasi tutti i pazienti: il 70% non ha più evidenziato nessuna limitazione, il 20% una leggera limitazione, solo un paziente continua ad avere la stessa limitazione funzionale.